Vaccino anti-epatite B (HBV)

l vaccino contro l'epatite B è preparato in laboratorio mediante tecniche d'ingegneria genetica e contiene solo una parte del virus, assolutamente non in grado di produrre la malattia, ma sufficiente a stimolare le difese dell'organismo.

Il virus dell’epatite B (HBV) è un patogeno responsabile di importanti infezioni al fegato. La malattia si trasmette attraverso il contatto con sangue o con altri liquidi biologici infetti, o può essere trasmessa da madre infetta a figlio durante la gravidanza.

L’infezione in Italia è molto comune (circa l’1-3% della popolazione risulta portatore cronico del virus) e spesso non si presenta con una sintomatologia definita, che può essere tuttavia estremamente debilitante. Inoltre può evolvere nel corso di molti anni in condizioni gravi come epatite cronica, cirrosi epatica e cancro del fegato. Al momento non esiste una cura.

Per tale ragione la prevenzione, e in particolare la vaccinazione, risultano fondamentali.

Vaccini disponibili
Il vaccino anti-HBV è un vaccino a DNA ricombinante che si somministra per via intramuscolare. Contiene solo una parte del virus e non è assolutamente in grado di produrre la malattia.

Comunemente viene somministrato durante il primo anno di vita in preparazione esavalente (contenente sei differenti vaccini, ovvero Difterite-Tetano-Pertosse, Polio, Epatite B e Hib).
Esistono però anche formulazioni bivalenti (in combinazione con il vaccino contro l’Epatite A) e monovalenti, disponibili per i pazienti che non hanno precedentemente ricevuto la vaccinazione e che presentano determinati fattori di rischio descritti nei successivi paragrafi.

Chi vaccinare
La vaccinazione anti-HBV è gratuita, ed offerta attivamente a tutti i nuovi nati.
Viene inoltre raccomandata, qualora non effettuata in età infantile, anche ai soggetti di qualunque età appartenenti a categorie a rischio per l’infezione da epatite B, quali:

  • pazienti politrasfusi ed emofilici;

  • emodializzati e uremici cronici di cui si prevede l’ingresso in dialisi;

  • soggetti affetti da lesioni eczematose croniche o psoriasiche alle mani;

  • soggetti con infezione da HIV;

  • soggetti affetti da epatopatia cronica in particolare se correlata ad infezione da HCV (l’infezione da HBV potrebbe infatti causare un ulteriore aggravamento della patologia già in atto);

  • tossicodipendenti;

  • soggetti istituzionalizzati in centri per persone con disabilità fisiche e mentali;

  • soggetti esposti a rischio di infezione (punture accidentali);

  • soggetti conviventi con soggetti affetti dalle condizioni sopra elencate.


È da tenere in considerazione che l’epatite B rappresenta l’infezione a più alto rischio professionale per determinate categorie. Pertanto si raccomanda l’offerta gratuita anche tutti gli operatori sanitari e al personale di assistenza degli ospedali e delle case di cura, agli studenti dei corsi di laurea delle professioni sanitarie e mediche, agli operatori di pubblica sicurezza, agli addetti alla raccolta, trasporto e smaltimento rifiuti, addetti ai servizi cimiteriali e funebri, tatuatori e body piercers.

È inoltre raccomandata per tutti i viaggiatori non vaccinati che si recano in paesi o in aree a rischio, per i quali viene generalmente utilizzata la preparazione bivalente in combinazione con il vaccino contro il virus dell’epatite A.

Controindicazioni e controindicazioni temporanee

Un soggetto non deve essere vaccinato se ha un'allergia grave nei confronti di qualunque componente del vaccino o ha avuto una reazione allergica grave ad una dose precedente di vaccino.

I soggetti con malattie lievi (come può essere un raffreddore) possono in genere essere vaccinati con sicurezza. Se invece hanno malattie moderate o gravi è opportuno attendere la guarigione prima di effettuare la vaccinazione.

Quando vaccinare

Il ciclo di base della vaccinazione esavalente contro difterite, tetano e pertosse, poliomielite, Haemophilus influenzae di tipo b e Epatite B prevede due dosi al 3° e 5° mese di vita. La terza dose si somministra tra l'11° e il 13° mese di vita.

Un’eccezione è rappresentata dai neonati da una madre positiva all’antigene dell'Epatite B (HBsAg positiva). In tal caso, la sola vaccinazione anti-epatite B monovalente deve essere somministrata al più presto subito dopo la nascita, contemporaneamente all’iniezione in altra sede delle immunoglobuline specifiche anti-HBs. La seconda dose verrà effettuata a distanza di 4 settimane dalla prima. A partire dalla terza dose si seguirà il calendario con il vaccino combinato esavalente.

In caso di esposizione ad una fonte di rischio, si raccomanda la schedula vaccinale di quattro dosi ai mesi 0-1-2-12. La risposta immunitaria dovrebbe essere già attiva alla terza dose; è consigliato tuttavia di verificare tramite un controllo sierologico (analisi del sangue) la presenza di anticorpi (sieroconversione) ad un mese di distanza dall’ultima dose.

In tutti gli altri casi, il ciclo vaccinale prevede tre dosi di vaccino, di cui la seconda a distanza di un mese dalla prima e la terza dopo sei mesi dalla prima. Tutti i lavoratori a rischio (es. operatori sanitari) che per anno di nascita (coorte 1980, vaccinati al 12° anno di età, e coorte 1991, vaccinati entro il primo anno di vita) hanno presumibilmente ricevuto una dose di vaccino è raccomandata l’esecuzione di un test per valutare la presenza di anticorpi anti-HBs (antigene di superficie del virus), prima dell’inizio dell’attività di rischio. In caso di negatività del test, viene somministrata una dose di vaccino ed eseguito un secondo controllo ad un mese di distanza. Se necessario, viene completato il ciclo vaccinale con altre due dosi.

I cosiddetti non-responders sono coloro che nonostante un ciclo vaccinale completo non sviluppano una sufficiente risposta immunitaria. Per questi soggetti, è possibile la somministrazione di un ulteriore ciclo vaccinale di tre dosi ai tempi 0-1-6 mesi.

Come vaccinare

L’ASL di competenza invia, per ogni bambino nato, una lettera che invita a recarsi presso i servizi vaccinali per la somministrazione delle vaccinazioni obbligatorie e/o raccomandate.

Al momento della prima dose viene rilasciato un certificato che si aggiorna periodicamente con le successive vaccinazioni.

I lavoratori a rischio vengono contattati dal medico competente per effettuare un test sierologico, atto a verificare la persistenza dell’immunità data dalla vaccinazione (se precedentemente effettuata) prima della presa di servizio. In caso di negatività, vengono somministrate due dosi di richiamo, seguite da un nuovo controllo sierologico a distanza di un mese.

La vaccinazione viene effettuata attraverso un’iniezione intramuscolare, generalmente a livello della coscia se il bambino ha meno di un anno, oppure a livello del muscolo deltoide in caso di bambini più grandi o di soggetti adulti.

Effetti indesiderati

I vaccini sono considerati tra i prodotti farmaceutici più controllati, efficaci e sicuri.

Ciononostante, come tutti i farmaci, non sono esenti da possibili effetti indesiderati.

La maggior parte degli eventi avversi sono per lo più di carattere lieve e transitorio. Generalmente si osservano arrossamento, gonfiore e tumefazione nella sede della puntura (circa 1 persona su 5), febbre (1 su 20), mal di testa (1 su 30). Questi problemi compaiono in genere entro 24 ore dalla vaccinazione e possono durare 2-3 giorni. In rari casi (1-2 su 10000) si possono avere convulsioni legate alla febbre alta, prevalentemente nei bambini.

Raramente possono verificarsi reazioni più gravi (1 caso su 1000000), come una reazione allergica; tuttavia, fare la vaccinazione resta in ogni caso molto più sicuro che contrarre la malattia.


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